
{"id":378,"date":"2021-01-02T23:23:14","date_gmt":"2021-01-02T22:23:14","guid":{"rendered":"https:\/\/papadia.org\/?page_id=378"},"modified":"2021-05-30T20:33:56","modified_gmt":"2021-05-30T18:33:56","slug":"i-nostri-santi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/?page_id=378","title":{"rendered":"I nostri Santi"},"content":{"rendered":"\n<a name=\"indice\"><\/a>\n<h5 style=\"text-align: left; padding-left: 2.0em; margin: 0;\"><strong>INDICE<\/strong><\/h5>\n<ul style=\"text-align: left; padding-left: 3.5em; margin: 0 0 2.5em 0;\">\n\t<li><a href=\"#gregorio\">San Gregorio Magno<\/a><\/li>\n\t<li><a href=\"#antonino\">Sant&#8217;Antonino martire<\/a><\/li>\n\t<li><a href=\"#laconilla\">Santa Laconilla, vergine e martire<\/a><\/li>\n\t<li><a href=\"#giustina\">Santa Giustina, vergine e martire<\/a><\/li>\n<\/ul>\n\n<hr style=\"margin-bottom: 3.0em;\">\n\n<a name=\"gregorio\"><\/a>\n<h4 style=\"margin-bottom: 0; text-align: center;\"><strong>SAN GREGORIO MAGNO<\/strong><\/h4>\n<h5 style=\"margin: 0 auto 24px auto; text-align: center;\"><strong>Papa e Dottore della Chiesa\nTitolare della Parrocchia e del Duomo,\nCompatrono di Monte Porzio Catone<\/strong><\/h5>\n<p style=\"text-align: justify; margin-top: 0;\">La nostra Parrocchia \u00e8 a lui intitolata per volere di Papa Gregorio XIII che, con <i>Breve<\/i> del 1\u00b0 giugno 1580, ordin\u00f2 la costruzione di una chiesa a Monte Porzio dedicata a San Gregorio Magno &#8211; suo omonimo &#8211; e la contemporanea erezione di una Parrocchia, subito elevata al rango di Arcipretura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0 auto 24px auto;\">Per approfondire la figura e l&#8217;attualit\u00e0 di S. Gregorio Magno, si offrono i testi delle due <i>Udienze Generali<\/i> che Benedetto XVI &#8211; Papa emerito &#8211; ha a Lui dedicate il 28 maggio e il 4 giugno 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">\u201c<i>Cari fratelli e sorelle!<\/i><\/p>\n\n\n<figure id=\"attachment_651\" aria-describedby=\"caption-attachment-651\" style=\"width: 178px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/san_gregorio_magno.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-651 size-medium\" title=\"San Gregorio Magno\" src=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/san_gregorio_magno-178x300.png\" alt=\"San Gregorio Magno\" width=\"178\" height=\"300\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-651\" class=\"wp-caption-text\">San Gregorio Magno, pala dell&#8217;altare maggiore<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">\u2026 oggi vorrei presentare la figura di uno dei pi\u00f9 grandi Padri nella storia della Chiesa, uno dei quattro dottori dell\u2019Occidente, il Papa san Gregorio, che fu Vescovo di Roma tra il 590 e il 604, e che merit\u00f2 dalla tradizione il titolo di <i>Magnus\/<\/i>Grande. Gregorio fu veramente un grande Papa e un grande Dottore della Chiesa!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Nacque a Roma, intorno al 540, da una ricca famiglia patrizia della <i>gens Anicia,<\/i> che si distingueva non solo per la nobilt\u00e0 del sangue, ma anche per l\u2019attaccamento alla fede cristiana e per i servizi resi alla Sede Apostolica. Da tale famiglia erano usciti due Papi: Felice III (483-492), trisavolo di Gregorio, e Agapito (535-536). La casa in cui Gregorio crebbe sorgeva sul <i>Clivus Scauri,<\/i> circondata da solenni edifici che testimoniavano la grandezza della Roma antica e la forza spirituale del cristianesimo. A ispirargli alti sentimenti cristiani vi erano poi gli esempi dei genitori Gordiano e Silvia, ambedue venerati come santi, e quelli delle due zie paterne, Emiliana e Tarsilia, vissute nella propria casa quali vergini consacrate in un cammino condiviso di preghiera e di ascesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Gregorio entr\u00f2 presto nella carriera amministrativa, che aveva seguito anche il padre, e nel 572 ne raggiunse il culmine, divenendo <i>prefetto della citt\u00e0<\/i>. Questa mansione, complicata dalla tristezza dei tempi, gli consent\u00ec di applicarsi su vasto raggio a ogni genere di problemi amministrativi, traendone lumi per i futuri compiti. In particolare, gli rimase un profondo senso dell\u2019ordine e della disciplina: divenuto Papa, suggerir\u00e0 ai Vescovi di prendere a modello nella gestione degli affari ecclesiastici la diligenza e il rispetto delle leggi propri dei funzionari civili. Questa vita tuttavia non lo doveva soddisfare se, non molto dopo, decise di lasciare ogni carica civile, per ritirarsi nella sua casa e iniziare la vita di monaco, trasformando la casa di famiglia nel monastero di Sant&#8217;Andrea al Celio. Di questo periodo di vita monastica, vita di dialogo permanente con il Signore nell&#8217;ascolto della sua parola, gli rester\u00e0 una perenne nostalgia che sempre di nuovo e sempre di pi\u00f9 appare nelle sue omelie: in mezzo agli assilli delle preoccupazioni pastorali, lo ricorder\u00e0 pi\u00f9 volte nei suoi scritti come un tempo felice di raccoglimento in Dio, di dedizione alla preghiera, di serena immersione nello studio. Pot\u00e9 cos\u00ec acquisire quella profonda conoscenza della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa di cui si serv\u00ec poi nelle sue opere.<\/p>\n\n\n<figure id=\"attachment_652\" aria-describedby=\"caption-attachment-652\" style=\"width: 192px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/cattedra_celio.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-652 size-medium\" title=\"Cattedra del Celio\" src=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/cattedra_celio-192x300.png\" alt=\"Cattedra del Celio\" width=\"192\" height=\"300\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-652\" class=\"wp-caption-text\">Cattedra del Celio<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Ma il ritiro claustrale di Gregorio non dur\u00f2 a lungo. La preziosa esperienza maturata nell&#8217;amministrazione civile in un periodo carico di gravi problemi, i rapporti avuti in questo ufficio con i bizantini, l\u2019universale stima che si era acquistata, indussero Papa Pelagio a nominarlo diacono e a inviarlo a Costantinopoli quale suo \u201capocrisario\u201d, oggi si direbbe \u201cNunzio Apostolico\u201d, per favorire il superamento degli ultimi strascichi della controversia monofisita e soprattutto per ottenere l\u2019appoggio dell\u2019imperatore nello sforzo di contenere la pressione longobarda. La permanenza a Costantinopoli, ove con un gruppo di monaci aveva ripreso la vita monastica, fu importantissima per Gregorio, poich\u00e9 gli diede modo di acquisire diretta esperienza del mondo bizantino, come pure di accostare il problema dei Longobardi, che avrebbe poi messo a dura prova la sua abilit\u00e0 e la sua energia negli anni del Pontificato. Dopo alcuni anni fu richiamato a Roma dal Papa, che lo nomin\u00f2 suo segretario. Erano anni difficili: le continue piogge, lo straripare dei fiumi, la carestia affliggevano molte zone d&#8217;Italia e la stessa Roma. Alla fine scoppi\u00f2 anche la peste, che fece numerose vittime, tra le quali anche il Papa Pelagio II. Il clero, il popolo e il senato furono unanimi nello scegliere quale suo successore sulla Sede di Pietro proprio lui, Gregorio. Egli cerc\u00f2 di resistere, tentando anche la fuga, ma non ci fu nulla da fare: alla fine dovette cedere. Era l\u2019anno 590.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Riconoscendo in quanto era avvenuto la volont\u00e0 di Dio, il nuovo Pontefice si mise subito con lena al lavoro. Fin dall&#8217;inizio rivel\u00f2 una visione singolarmente lucida della realt\u00e0 con cui doveva misurarsi, una straordinaria capacit\u00e0 di lavoro nell&#8217;affrontare gli affari tanto ecclesiastici quanto civili, un costante equilibrio nelle decisioni, anche coraggiose, che l\u2019ufficio gli imponeva. Si conserva del suo governo un\u2019ampia documentazione grazie al <i>Registro <\/i>delle sue lettere (oltre 800), nelle quali si riflette il quotidiano confronto con i complessi interrogativi che affluivano sul suo tavolo. Erano questioni che gli venivano dai Vescovi, dagli Abati, dai <i>clerici, <\/i>e anche dalle autorit\u00e0 civili di ogni ordine e grado. Tra i problemi che affliggevano in quel tempo l&#8217;Italia e Roma ve n\u2019era uno di particolare rilievo in ambito sia civile che ecclesiale: la questione longobarda. A essa il Papa dedic\u00f2 ogni energia possibile in vista di una soluzione veramente pacificatrice. A differenza dell\u2019Imperatore bizantino che partiva dal presupposto che i Longobardi fossero soltanto individui rozzi e predatori da sconfiggere o da sterminare, san Gregorio vedeva questa gente con gli occhi del buon pastore, preoccupato di annunciare loro la parola di salvezza, stabilendo con essi rapporti di fraternit\u00e0 in vista di una futura pace fondata sul rispetto reciproco e sulla serena convivenza tra italiani, imperiali e longobardi. Si preoccup\u00f2 della conversione dei giovani popoli e del nuovo assetto civile dell\u2019Europa: i Visigoti della Spagna, i Franchi, i Sassoni, gli immigrati in Britannia ed i Longobardi, furono i destinatari privilegiati della sua missione evangelizzatrice. Abbiamo celebrato ieri la memoria liturgica di sant&#8217;Agostino di Canterbury, il capo di un gruppo di monaci incaricati da Gregorio di andare in Britannia per evangelizzare l\u2019Inghilterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Per ottenere una pace effettiva a Roma e in Italia, il Papa si impegn\u00f2 a fondo &#8211; era un vero pacificatore &#8211; , intraprendendo una serrata trattativa col re longobardo Agilulfo. Tale negoziazione port\u00f2 a un periodo di tregua che dur\u00f2 per circa tre anni (598 \u2013 601), dopo i quali fu possibile stipulare nel 603 un pi\u00f9 stabile armistizio. Questo risultato positivo fu ottenuto anche grazie ai paralleli contatti che, nel frattempo, il Papa intratteneva con la regina Teodolinda, che era una principessa bavarese e, a differenza dei capi degli altri popoli germanici, era cattolica, profondamente&nbsp; cattolica.&nbsp; Si conserva&nbsp; una serie di lettere&nbsp; del Papa&nbsp; Gregorio a&nbsp; questa regina, nelle quali egli rivela dimostrano la sua stima e la sua amicizia per lei. Teodolinda riusc\u00ec man mano a guidare il re al cattolicesimo, preparando cos\u00ec la via alla pace. Il Papa si preoccup\u00f2 anche di inviarle le reliquie per la basilica di S. Giovanni Battista da lei fatta erigere a Monza, n\u00e9 manc\u00f2 di farle giungere espressioni di augurio e preziosi doni per la medesima cattedrale di Monza in occasione della nascita e del battesimo del figlio Adaloaldo. La vicenda di questa regina costituisce una bella testimonianza circa l&#8217;importanza delle donne nella storia della Chiesa. In fondo, gli obiettivi sui quali Gregorio punt\u00f2 costantemente furono tre: contenere l\u2019espansione dei Longobardi in Italia; sottrarre la regina Teodolinda all&#8217;influsso degli scismatici e rafforzarne la fede cattolica; mediare tra Longobardi e Bizantini in vista di un accordo che garantisse&nbsp; la pace nella&nbsp; penisola e in pari tempo&nbsp; consentisse di svolgere un\u2019azione evangelizzatrice tra i Longobardi stessi. Duplice fu quindi il suo costante orientamento nella complessa vicenda: promuovere intese sul piano diplomatico-politico, diffondere l\u2019annuncio della vera fede tra le popolazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Accanto all&#8217;azione meramente spirituale e pastorale, Papa Gregorio si rese attivo protagonista anche di una multiforme attivit\u00e0 sociale. Con le rendite del cospicuo patrimonio che la Sede romana possedeva in Italia, specialmente in Sicilia, compr\u00f2 e distribu\u00ec grano, soccorse chi era nel bisogno, aiut\u00f2 sacerdoti, monaci e monache che vivevano nell&#8217;indigenza, pag\u00f2 riscatti di cittadini caduti prigionieri dei Longobardi, comper\u00f2 armistizi e tregue. Inoltre svolse sia a Roma che in altre parti d\u2019Italia un\u2019attenta opera di riordino amministrativo, impartendo precise istruzioni affinch\u00e9 i beni della Chiesa, utili alla sua sussistenza e alla sua opera evangelizzatrice nel mondo, fossero gestiti con assoluta rettitudine e secondo le regole della giustizia e della misericordia. Esigeva che i coloni fossero protetti dalle prevaricazioni dei concessionari delle terre di propriet\u00e0 della Chiesa e, in caso di frode, fossero prontamente risarciti, affinch\u00e9 non fosse inquinato con profitti disonesti il volto della Sposa di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Questa intensa attivit\u00e0 Gregorio la svolse nonostante la malferma salute, che lo costringeva spesso a restare a letto per lunghi giorni. I digiuni praticati durante gli anni della vita monastica gli avevano procurato seri disturbi all&#8217;apparato digerente. Inoltre, la sua voce era molto debole cos\u00ec che spesso era costretto ad affidare al diacono la lettura delle sue omelie, affinch\u00e9 i fedeli presenti nelle basiliche romane potessero sentirlo. Faceva comunque il possibile per celebrare nei giorni di festa <i>Missarum sollemnia<\/i>, cio\u00e8 la Messa solenne, e allora incontrava personalmente il popolo di Dio, che gli era molto affezionato, perch\u00e9 vedeva in lui il riferimento autorevole a cui attingere sicurezza: non a caso gli venne ben presto attribuito il titolo di <i>consul Dei. <\/i>&nbsp;Nonostante le condizioni difficilissime in cui si trov\u00f2 ad operare, riusc\u00ec a conquistarsi, grazie alla santit\u00e0 della vita e alla ricca umanit\u00e0, la fiducia dei fedeli, conseguendo per il suo tempo e per il futuro risultati veramente grandiosi. Era un uomo immerso in Dio: il desiderio di Dio era sempre vivo nel fondo della sua anima e proprio per questo egli era sempre molto vicino al prossimo, ai bisogni della gente del suo tempo. In un tempo disastroso, anzi disperato, seppe creare pace e dare speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Quest&#8217;uomo di Dio ci mostra dove sono le vere sorgenti della pace, da dove viene la vera speranza e diventa cos\u00ec una guida anche per noi oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 24px auto 0 auto;\"><i>Cari fratelli e sorelle<\/i>,<\/p>\n\n\n<figure id=\"attachment_653\" aria-describedby=\"caption-attachment-653\" style=\"width: 245px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/registro.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-653 size-medium\" title=\"Registro\" src=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/registro-245x300.png\" alt=\"Registro\" width=\"245\" height=\"300\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-653\" class=\"wp-caption-text\">Testo liturgico musicale gregoriano<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Nonostante i molteplici impegni connessi con la sua funzione di Vescovo di Roma, San Gregorio Magno ci ha lasciato numerose opere, alle quali la Chiesa nei secoli successivi ha attinto a piene mani. Oltre al cospicuo epistolario \u2013 il <i>Registro <\/i>a cui accennavo nella scorsa catechesi contiene oltre 800 lettere \u2013 egli ci ha lasciato innanzitutto scritti di carattere&nbsp; esegetico, tra cui&nbsp; si&nbsp; distinguono&nbsp; il <i>Com<\/i><i>mento morale a Giobbe &#8211; <\/i>noto sotto il titolo latino di <i>Moralia in Iob <\/i>-, le <i>Omelie su Ezechiele<\/i>, <i>le Omelie sui Vangeli. <\/i>Vi \u00e8 poi un\u2019importante opera di carattere agiografico, i <i>Dialoghi, <\/i>scritta da Gregorio per l\u2019edificazione della regina longobarda Teodolinda. L\u2019opera principale e pi\u00f9 nota \u00e8 senza dubbio la <i>Regola&nbsp;pastorale<\/i>, che il Papa redasse all&#8217;inizio del pontificato con finalit\u00e0 chiaramente programmatiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Volendo passare in veloce rassegna queste opere, dobbiamo anzitutto notare che, nei suoi scritti, Gregorio non si mostra mai preoccupato di delineare una \u201csua\u201d dottrina, una sua originalit\u00e0. Piuttosto, egli intende farsi eco dell\u2019insegnamento tradizionale della Chiesa, vuole semplicemente essere la bocca di Cristo e della sua Chiesa sul cammino che si deve percorrere per giungere a Dio. Esemplari sono a questo proposito i suoi commenti esegetici. Egli fu un appassionato lettore della Bibbia, a cui si accost\u00f2 con intendimenti non semplicemente speculativi: dalla Sacra Scrittura, egli pensava, il cristiano deve trarre non tanto conoscenze teoriche, quanto piuttosto il nutrimento quotidiano per la sua anima, per la sua vita di uomo in questo mondo. Nelle <i>Omelie su Ezechiele, <\/i>a esempio, egli insiste fortemente su questa funzione del testo sacro: avvicinare la Scrittura semplicemente per soddisfare il proprio desiderio di conoscenza significa cedere alla tentazione dell\u2019orgoglio ed esporsi cos\u00ec al rischio di scivolare nell&#8217;eresia. L\u2019umilt\u00e0 intellettuale \u00e8 la regola primaria per chi cerca di penetrare le realt\u00e0 soprannaturali&nbsp; partendo dal Libro sacro. L\u2019 umilt\u00e0, ovviamente,&nbsp; non esclude&nbsp; lo studio serio; ma per far s\u00ec che questo risulti spiritualmente proficuo, consentendo di entrare realmente nella &nbsp;profondit\u00e0 del testo, l\u2019umilt\u00e0 resta indispensabile. Solo con questo atteggiamento interiore si ascolta realmente e si percepisce finalmente la voce di Dio. D\u2019altra parte, quando si tratta di Parola di Dio, comprendere non \u00e8 nulla, se la comprensione non conduce all&#8217;azione. In queste omelie su Ezechiele si trova anche quella bella espressione secondo cui \u201cil predicatore deve intingere la sua penna nel sangue del suo cuore; potr\u00e0 cos\u00ec arrivare anche all&#8217;orecchio del prossimo\u201d. Leggendo queste sue omelie si vede che realmente Gregorio ha scritto con il sangue del suo cuore e perci\u00f2 ancora oggi parla&nbsp; a noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Questo discorso Gregorio sviluppa anche nel <i>Commento morale a Giobbe<\/i>. Seguendo la tradizione patristica, egli esamina il testo sacro nelle tre dimensioni del suo senso: la dimensione letterale, la dimensione allegorica e quella morale, che sono dimensioni dell\u2019unico senso della Sacra Scrittura. Gregorio tuttavia attribuisce una netta prevalenza al senso morale. In questa prospettiva, egli propone il suo pensiero attraverso alcuni binomi significativi &#8211; <i>sapere-fare, parlare-vivere, conoscere-agire -, <\/i>nei quali evoca i due aspetti della vita umana che dovrebbero essere complementari, ma che spesso finiscono per essere antitetici. L\u2019ideale morale, egli commenta, consiste sempre nel realizzare un&#8217;armoniosa integrazione tra parola e azione, pensiero e impegno, preghiera e dedizione ai doveri del proprio stato: \u00e8 questa la strada per realizzare quella sintesi grazie a cui il divino discende nell&#8217;uomo e l\u2019uomo si eleva fino alla immedesimazione con Dio. Il grande Papa traccia cos\u00ec per l\u2019autentico credente un completo progetto di vita; per questo il <i>Commento morale a Giobbe<\/i> costituir\u00e0 nel corso del medioevo una specie di <i>Summa <\/i>della morale cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Di notevole rilievo e bellezza sono pure le <i>Omelie sui Vangeli. <\/i>La prima di esse fu tenuta nella basilica di S. Pietro durante il tempo di Avvento del 590 e dunque pochi mesi dopo l\u2019elezione al Pontificato; l\u2019ultima fu pronunciata nella basilica di S. Lorenzo nella seconda domenica dopo Pentecoste del 593. Il Papa predicava al popolo nelle chiese dove si celebravano le \u201cstazioni\u201d &#8211; particolari cerimonie di preghiera nei tempi forti dell\u2019anno liturgico &#8211; o le feste dei martiri titolari. Il principio ispiratore, che lega insieme i vari interventi, si sintetizza nella parola \u201c<i>praedicator\u201d<\/i>: non solo il ministro di Dio, ma anche ogni cristiano, ha il compito di farsi \u201cpredicatore\u201d di quanto ha sperimentato nel proprio intimo, sull&#8217;esempio di Cristo che s\u2019\u00e8 fatto uomo per portare a tutti l&#8217;annuncio della salvezza. L&#8217;orizzonte di questo impegno \u00e8 quello escatologico: l\u2019attesa del compimento in Cristo di tutte le cose \u00e8 un pensiero costante del grande Papa e finisce per diventare motivo ispiratore di ogni suo pensiero e di ogni sua attivit\u00e0. Da qui scaturiscono i suoi incessanti richiami alla vigilanza e all&#8217;impegno nelle buone opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Il testo forse pi\u00f9 organico di Gregorio Magno \u00e8 la <i>Regola pastorale, <\/i>scritta nei primi anni di Pontificato. In essa Gregorio si propone di tratteggiare la figura del Vescovo ideale, maestro e guida del suo gregge. A tal fine egli illustra la gravit\u00e0 dell\u2019ufficio di pastore della Chiesa e i doveri che esso comporta: pertanto, quelli che a tale compito non sono stati chiamati non lo ricerchino con superficialit\u00e0, quelli invece che l\u2019avessero assunto senza la debita riflessione sentano nascere nell&#8217;animo una doverosa trepidazione. Riprendendo un tema prediletto, egli afferma che il Vescovo \u00e8 innanzitutto il \u201cpredicatore\u201d per eccellenza; come tale egli deve essere innanzitutto di esempio agli altri, cos\u00ec che il suo comportamento possa costituire un punto di riferimento per tutti. Un\u2019efficace azione pastorale richiede poi che egli conosca i destinatari e adatti i suoi interventi alla situazione di ognuno: Gregorio si sofferma ad illustrare le varie categorie di fedeli con acute e puntuali annotazioni, che possono giustificare la valutazione di chi ha visto in quest\u2019opera anche un trattato di psicologia. Da qui si capisce che egli conosceva realmente il suo gregge e parlava di tutto con la gente del suo tempo e della sua citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Il grande Pontefice, tuttavia, insiste sul dovere che il Pastore ha di riconoscere ogni giorno la propria miseria, in modo che l\u2019orgoglio non renda vano, dinanzi agli occhi del Giudice supremo, il bene compiuto. Per questo il capitolo finale della <i>Regola<\/i> \u00e8 dedicato all&#8217;umilt\u00e0: \u201cQuando ci si compiace di aver raggiunto molte virt\u00f9 \u00e8 bene riflettere sulle proprie insufficienze e umiliarsi: invece di considerare il bene compiuto, bisogna considerare quello che si \u00e8 trascurato di compiere\u201d. Tutte queste preziose indicazioni dimostrano l\u2019altissimo concetto che san Gregorio ha della cura delle anime, da lui definita <i>\u201cars artium\u201d<\/i>, l\u2019arte delle arti. La <i>Regola <\/i>ebbe grande fortuna al punto che fu ben presto tradotta in greco e in anglosassone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Significativa \u00e8 pure l\u2019altra opera, i <i>Dialoghi, <\/i>in cui all&#8217;amico e diacono Pietro, convinto che i costumi fossero ormai cos\u00ec corrotti da non consentire il sorgere di santi come nei tempi passati, Gregorio dimostra il contrario: la santit\u00e0 \u00e8 sempre possibile, anche in tempi difficili. Egli lo prova narrando la vita di persone contemporanee o scomparse da poco, che ben potevano essere qualificate sante, anche se non canonizzate. La narrazione \u00e8 accompagnata da riflessioni teologiche e mistiche che fanno del libro un testo agiografico singolare, capace di affascinare intere generazioni di lettori. La materia \u00e8 attinta alle tradizioni vive del popolo ed ha lo scopo di edificare e formare, attirando l\u2019attenzione di chi legge su una serie di questioni quali il senso del miracolo, l\u2019interpretazione della Scrittura, l\u2019immortalit\u00e0 dell\u2019anima, l\u2019esistenza dell\u2019inferno, la rappresentazione dell&#8217;aldil\u00e0, temi tutti che abbisognavano di opportuni chiarimenti. Il libro II \u00e8 interamente dedicato alla figura di Benedetto da Norcia ed \u00e8 l\u2019unica testimonianza antica sulla vita del santo monaco, la cui bellezza spirituale appare nel testo in tutta evidenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Nel disegno teologico che Gregorio sviluppa attraverso le sue opere, passato, presente e futuro vengono relativizzati. Ci\u00f2 che per lui conta pi\u00f9 di tutto \u00e8 l\u2019arco intero della storia salvifica, che continua a dipanarsi tra gli oscuri meandri del tempo. In questa prospettiva \u00e8 significativo che egli inserisca l\u2019annunzio della conversione degli <i>Angli<\/i> nel bel mezzo del <i>Commento morale a Giobbe<\/i>: ai suoi occhi l\u2019evento costituiva un avanzamento del Regno di Dio di cui tratta la Scrittura; poteva quindi a buona ragione essere menzionato nel commento ad un libro sacro. Secondo lui le guide delle comunit\u00e0 cristiane devono impegnarsi a rileggere gli eventi alla luce della Parola di Dio: in questo senso il grande Pontefice sente il dovere di orientare pastori e fedeli nell&#8217;itinerario spirituale di una <i>lectio divina<\/i>&nbsp; illuminata e concreta, collocata nel contesto della propria vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Prima di concludere \u00e8 doveroso spendere una parola sulle relazioni che Papa Gregorio coltiv\u00f2 con i Patriarchi di Antiochia, di Alessandria e della stessa Costantinopoli. Si preoccup\u00f2 sempre di riconoscerne e rispettarne i diritti, guardandosi da ogni interferenza che ne limitasse la legittima autonomia. Se tuttavia san Gregorio, nel contesto della sua situazione storica, si oppose al titolo di \u201cecumenico\u201d assunto da parte del Patriarca di Costantinopoli, non lo fece per limitare o negare la sua legittima autorit\u00e0, ma perch\u00e9 egli era preoccupato dell\u2019unit\u00e0 fraterna della Chiesa universale. Lo fece soprattutto per la sua profonda convinzione che l\u2019umilt\u00e0 dovrebbe essere la virt\u00f9 fondamentale di ogni Vescovo, ancora pi\u00f9 di un Patriarca. Gregorio era rimasto semplice monaco nel suo cuore e perci\u00f2 era decisamente contrario ai grandi titoli. Egli voleva essere &#8211; come soleva sottoscriversi &#8211; <i>servus servorum Dei. <\/i>Questa espressione a lui cara non era nella sua bocca una pia formula, ma la vera manifestazione del suo modo di vivere e di agire. Egli era intimamente colpito dall&#8217;umilt\u00e0 di Dio, che in Cristo si \u00e8 fatto nostro servo, ci ha lavato e ci lava i piedi sporchi\u2026&nbsp; Proprio perch\u00e9 fu questo, Gregorio \u00e8 grande e mostra anche a noi la misura della vera grandezza.<\/p>\n\n<h6 style=\"text-align: right;\"><a href=\"#indice\">Torna all&#8217;indice<\/a><\/h6>\n\n<hr style=\"margin-bottom: 3.0em;\">\n\n<a name=\"antonino\"><\/a>\n<h4 style=\"margin-bottom: 0; text-align: center;\"><strong>SANT&#8217;ANTONINO MARTIRE<\/strong><\/h4>\n<h5 style=\"margin: 0 auto 24px auto; text-align: center;\"><strong>Patrono principale di Monte Porzio Catone<\/strong><\/h5>\n<figure id=\"attachment_694\" aria-describedby=\"caption-attachment-694\" style=\"width: 237px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/antonino00.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-694\" src=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/antonino00-237x300.png\" alt=\"Sant'Antontino Martire\" width=\"237\" height=\"300\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-694\" class=\"wp-caption-text\">Sant&#8217;Antontino Martire<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Di Sant&#8217;Antonino si sa pochissimo. Anche il <i>Martirologio Romano <\/i>(Libreria Editrice Vaticana, Roma, 2001, p. 465) gli dedica solo poche righe: \u201cDie 2 Septembris: <b>APAMEAE IN SYRIA, SANCTI ANTONINI, MARTYRIS, QUI, LAPICIDA, CUM IDOLA GENTIUM DESTRUISSET, VICESIMO AETATIS ANNO PROPTER FIDEI STUDIUM A PAGANIS NECATUS ESSE FERTUR\u201d<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">(2 settembre: Ad Apamea in Siria, [si celebra la memoria di] Sant&#8217;Antonino, martire, che, scalpellino, avendo distrutto gli idoli dei pagani, a vent&#8217;anni, a causa dell&#8217;amore della fede, si tramanda che da essi venne ucciso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0 auto 24px auto;\">Non si pu\u00f2 aggiungere molto di pi\u00f9 a quanto dice il <i>Martirologio<\/i>, se non che Antonino visse nel III sec. d.C..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Il Racconto del suo martirio (la <i>Passio<\/i>) \u00e8 andato perso purtroppo ma attraverso notizie raccolte da altri testi si pu\u00f2 tentare di ricostruire qualche tratto biografico autentico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">&#8211; Secondo il <i>Martirologio Geronimiano<\/i> (nella redazione del codice Wissenburghense), Antonino nacque ad Aribazos nella Siria Seconda \u2013 <i>\u201c\u2026in Siria provincia, in regione Apamiae Antonini pueri annorum XX vico Aprocavictu sub Costantio imperatore\u2026\u201d<\/i> \u2013; secondo la tradizione, scalpellino di mestiere, passando un giorno vicino Apamea di Siria, antica citt\u00e0 posta sul fiume Oronte, rimprover\u00f2 fortemente dei pagani che adoravano i loro idoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">&#8211; Il <i>Codice Cryptoferratense <\/i>B. g IV (G.V.1), risalente a prima del X sec. ca., narra che Antonino trascorse due anni presso un anacoreta di nome Teotimo e poi fece ritorno ad Apamea, dove, rivelando uno zelo che rasentava l\u2019imprudenza, entr\u00f2 nel tempio cittadino e frantum\u00f2 gli idoli dei pagani, che per questo lo percossero violentemente. Il vescovo della Citt\u00e0, poco tempo dopo, gli chiese di costruire una chiesa dedicata alla SS. Trinit\u00e0, ma non appena Antonino inizi\u00f2 i lavori fu assalito dai pagani che, offesi dal suo passato comportamento, l\u2019uccisero. Antonino aveva solo vent&#8217;anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">&#8211; Il <i>Sinassario Armeno<\/i>, infine, racconta che il corpo di Antonino fu dapprima smembrato e poi sepolto in una caverna ad Apamea, sulla quale il vescovo della Citt\u00e0 fece costruire una basilica a lui dedicata. L\u2019esistenza di questa basilica, che fu poi distrutta nel VII secolo, \u00e8 confermata da citazioni negli Atti di un Concilio della Siria Seconda nel 518 d.C. e ancora in una memoria presentata dai Vescovi siri al Concilio di Costantinopoli nel 536 d.C..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\"><i>Da qui la storia di Sant&#8217;Antonino&nbsp;finisce e comincia quelle delle sue reliquie <\/i>che sarebbero state portate da un certo Festo nella Noble-Val in Francia, dopo la distruzione di Apamea; da qui passarono poi a <i>Pami<\/i><i>\u00e8<\/i><i>rs<\/i> e altre ancora nella vicina cittadina di Palencia in Spagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Pi\u00f9 verosimilmente, le reliquie di Antonino giunsero in Francia grazie a un gruppo di monaci che avevano con s\u00e9 le reliquie del Martire e che nel secolo XI si stabilirono nella piana di Tolosa. Qui essi edificarono un convento in aperta campagna: questo convento e questo luogo, che poi divennero una citt\u00e0, dal Santo martire di Apamea ricevettero il nome di Pami\u00e8rs e diventarono cos\u00ec la sua \u201cpatria\u201d nella pia leggenda che vi si form\u00f2 e che veniva ripetuta nei vari luoghi ove si venerava il nostro Santo. Di questa leggenda parla anche un nostro concittadino, don Carlo Chierichini, viceparroco di Monte Porzio nel secondo decennio del \u2018900, in un libretto da lui scritto nel 1916 (II ed.) e stampato presso l&#8217;<a title=\"Abbazia di San Nilo a Grottaferrata\" href=\"https:\/\/www.abbaziagreca.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Abbazia di S. Nilo di Grottaferrata<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">La <i>diffusione del culto di S. Antonino presso Monte Porzio Catone <\/i>si deve con tutta probabilit\u00e0 ad alcuni monaci orientali, la cui vicenda risale alla fine del VI sec. d.C.<\/p>\n\n\n<figure id=\"attachment_695\" aria-describedby=\"caption-attachment-695\" style=\"width: 187px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/antonino03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-695 size-medium\" title=\"Reliquia di Sant'Antonino\" src=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/antonino03-187x300.png\" alt=\"Reliquia di Sant'Antonino\" width=\"187\" height=\"300\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-695\" class=\"wp-caption-text\">Parte dell&#8217;omero destro di Sant&#8217;Antonino<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Intorno all&#8217;anno 540 d.C., infatti, il re persiano Cosroe I distrugge la citt\u00e0 di Apamea di Siria, patria del nostro Patrono: i monaci che l\u00ec abitavano, per salvarsi, fuggono dal Paese diretti a Occidente, portando con s\u00e9 le Reliquie dei martiri apamensi. Antonino \u201cgiunge\u201d cos\u00ec, come gi\u00e0 si \u00e8 sopra accennato, fino in Francia e in Spagna (proprio dalla Spagna, peraltro, proviene la Reliquia \u2014 parte dello omero destro [vedi al lato] \u2014 che fu fatta arrivare a Monte Porzio dal Card. di York nel 1771 per la dedicazione dell\u2019Oratorio del Santo \u201cdentro le mura\u201d). Nel lungo tragitto compiuto, alcuni di questi monaci si stanziano anche in Italia, soprattutto nel Lazio (in cui il patronato di Antonino \u00e8 attestato anche per i Comuni di Pofi, Castelnuovo di Porto, Fara Sabina, Pico Farnese, Ornara, ecc.), portando con s\u00e9, oltre alle Reliquie, pure la devozione per il Martire conterraneo (cfr. <i>Acta SS. Septembris<\/i>, I, Venezia 1756, pagg. 340-356; M. Salsano, <i>Antonino di Apamea, santo, martire<\/i> in <i>Bibliotheca Sanctorum<\/i>, II, Roma 1961, coll. 79-81). Eccoci cos\u00ec alle falde di <i>Massa Porculis<\/i>, presso l&#8217;antica Chiesa rurale che, gi\u00e0 sepolcro pagano nel I sec. d.C., fu \u201cribattezzata\u201d \u2013 non sappiamo con certezza quando e come \u2013 con il nome e la memoria del martire apamense S.Antonino (cos\u00ec viene chiamata, il 18 aprile 1068, da Gregorio III, conte di Tuscolo, nel documento con cui ne faceva dono all&#8217;Abate del monastero benedettino di Montecassino: <i>\u201c\u2026ecclesia una, vocabulo S. Antonini, sita in territorio Montis Porculi\u2026\u201d<\/i> [cfr. E. Gattula, <i>Historia abb. Cassinensis<\/i>, Venezia 1733, tomo I, pag. 236]).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Da quanto detto appare evidente che Sant&#8217;Antonino non venne mai a Monte Porzio, e anzi mai si mosse dalla Siria: e il <i>miracolo dell\u2019acqua<\/i>, allora? Riguardo al miracolo dell\u2019acqua che, secondo la tradizione, Sant&#8217;Antonino fece sgorgare dalla terra arida &#8211; nel luogo ove ora sorge la cappella rurale a lui dedicata &#8211; per irrigare le campagne e alleviare le sofferenze della popolazione, va detto che esso avvenne, con tutta probabilit\u00e0, in Pofi (FR), in un periodo di grande siccit\u00e0, <i>e per intercessione del nostro Santo<\/i>. E\u2019 ipotizzabile che la notizia del miracolo si sia poi diffusa in altri luoghi (sin qui, tra noi) grazie ai contatti che i monaci di cui sopra intrattenevano con i loro confratelli stanziati altrove e grazie a quanti \u201cpassarono parola\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\"><i>Diversi i <\/i><i>segni lungo i secoli dell\u2019affetto e della venerazione che i monteporziani nutrono per il loro Patrono<\/i>: nel <i>1769<\/i> viene posta la prima pietra dell&#8217;Oratorio di S. Antonino al centro storico. Nel <i>1771<\/i> \u00e8 approvata canonicamente (ed \u00e8 quindi gi\u00e0 esistente da qualche tempo) dal card. Enrico Stuart, duca di York e 115\u00b0 vescovo di Frascati, la Confraternita di S.Antonino Martire. Nel <i>1773 <\/i>\u00e8 commissionata a Gaetano Lapis la pala dell\u2019altare dell\u2019Oratorio che ha per soggetto la <i>\u201cGloria di S. Antonino\u201d<\/i>. Nel <i>1897<\/i> \u00e8 edita la I ed. della vita di S. Antonino. Agli inizi del <i>1900<\/i> viene composto da Suor Teodolinda, Figlia della Croce, l\u2019inno al Santo <i>\u201cVenite fedeli\u201d<\/i>. Nel <i>1916 <\/i>viene pubblicata la II ed., ampliata e aggiornata, della vita del Santo a cura di Don Carlo Chierichini, nostro concittadino. Nel <i>1942<\/i> viene commissionato ed eseguito l\u2019attuale stendardo del Santo. Nell&#8217;ultimo decennio del \u2018900 si intensificano gli studi sulla figura di Antonino, grazie all&#8217;impulso di Don Gioacchino Liberti prima e del Gruppo Liturgico Parrocchiale poi. Nel giugno del <i>1999<\/i>, lo stesso Don Gioacchino Liberti, allora parroco, recatosi in pellegrinaggio in Siria con il Vescovo e il Presbiterio tuscolani, porta a Monte Porzio, in una sorta di \u201cgemellaggio spirituale\u201d nel nome del nostro Santo, alcune pietre tolte dal <i>martyrion<\/i> (luogo della custodia delle reliquie dei martiri, dove sicuramente \u00e8 stato custodito anche il corpo di Antonino) e dal pavimento dell\u2019antica Chiesa di Apamea; sempre nel 1999 gli alunni della locale Scuola media realizzano, aiutati dalla pittrice Marjlin J. Orlandi, un nuovo piccolo stendardo del martire siriano Antonino (il primo che lo raffigura in accordo con le poche notizie autentiche che abbiamo di lui). Recentemente, il 2 settembre 2008, il Sindaco di Monte Porzio Catone Roberto Buglia offre al S. Patrono una lampada votiva con l\u2019olio per alimentarla. Alla base della lampada, in lingua latina, \u00e8 significativamente scritto: <i>\u201cLa Comunit\u00e0 cittadina&#8230; questa lampada con grande gioia \/ al Santo Martire Antonino \/ suo amato celeste Patrono \/ per ottenere bene e&nbsp; pace\u2026 offre\u201d.<\/i> Accendendola&nbsp; personalmente, il Sindaco avvia una tradizione che in futuro rispetteranno tutti i suoi Successori ogni 2 settembre. Due anni dopo, il 24 ottobre 2010, si verifica un evento pi\u00f9 unico che raro: nell&#8217;ambito delle celebrazioni giubilari per il IV centenario di servizio liturgico della Basilica Cattedrale di San Pietro Apostolo a Frascati (1610-2010), nel corso di un imponente pellegrinaggio parrocchiale, le Reliquie di Sant&#8217;Antonino accompagnano i pellegrini e sono accolte nella Chiesa Madre della Diocesi (una piccolissima parte di esse, prima della Celebrazione Eucaristica, \u00e8 donata alla Lipsanoteca della Cattedrale, che ne era priva &#8211; v. immagine sotto). Negli anni successivi, la costante attenzione alle celebrazioni patronali (si pensi, per es., al lavoro sui testi liturgici, alla predisposizione del sistema di filo-diffusione della voce per le processioni, alla cura dei luoghi e delle modalit\u00e0 delle celebrazioni&#8230;) culmina, il 4 settembre 2016, nel corso del Giubileo straordinario della misericordia e nel 250\u00b0 anniversario della Dedicazione del Duomo, nella prima edizione della <i>\u201cPeregrinatio Sancti Antonini\u201d<\/i>: d\u2019ora innanzi &#8211; a Dio piacendo -, una volta l\u2019anno, durante i festeggiamenti patronali di settembre, l\u2019immagine di Antonino lascer\u00e0 il Duomo per andare a far visita ai suoi \u201cconcittadini\u201d nei vari quartieri cittadini ove essi abitano. Tale iniziativa, nata su sollecitazione di S.E. Mons. Raffaello Martinelli, esprime ancora una volta lo affetto dei monteporziani per il loro Patrono e, ancor di pi\u00f9, sollecita ad annunciare la gioia del Vangelo additando l\u2019esempio dei Santi, che lo hanno vissuto e testimoniato con la loro vita.<\/p>\n<p style=\"margin: 0px; text-align: right;\"><i>Riccardo Ingretolli<\/i><\/p>\n\n\n<figure id=\"attachment_696\" aria-describedby=\"caption-attachment-696\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/antonino04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-696 size-medium\" title=\"Reliquia di Sant'Antonino\" src=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/antonino04-300x96.png\" alt=\"Reliquia di Sant'Antonino\" width=\"300\" height=\"96\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-696\" class=\"wp-caption-text\">Reliquia di Sant&#8217;Antonino donata alla cattedrale di S. Pietro Apostolo a Frascati<\/figcaption><\/figure>\n\n<hr style=\"width: 15%; text-align: left; margin: 0;\">\n\n<h6><b><i>Bibliografia essenziale<\/i><\/b><\/h6>\n<p style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">Sulla biografia del Santo e la diffusione del suo culto:<\/p>\n\n<ul style=\"margin: 0;\">\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\"><i>Martirologio Romano<\/i>, Libreria Editrice Vaticana, Roma 2001, p. 465<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\"><i>Acta SS. Septembris<\/i>, I, Venezia 1756, pagg. 340-356<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">C. Daux, <i>La Barque l\u00e9gendaire de saint Antonin, ap\u00f4tre et martyr de Pamiers<\/i>, in <i>\u201cRevue des questions historiques\u201d<\/i>, LXVII (1900), pagg. 402-456<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">H. Delehaye, <i>Saint et reliquaires d\u2019Apam\u00e9e<\/i>, in <i>Analecta Bollandiana<\/i>, LIII (1935), pp. 225-230<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">A. Jannetta, <i>S. Antonino, martire di Apamea, cenni storici e biografici,<\/i> Caluso, 1951<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">M. Salsano, <i>Antonino di Apamea, santo, martire<\/i>, in <i>Bibliotheca SS.<\/i>, II, Vaticano 1961, c. 79-81<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">A. Pantoni, <i>S. Antonino martire, patrono di Viticuso<\/i>, in \u201cDiocesi di Montecassino. Bollettino Diocesano\u201d, n.s., 33 (1978), pagg. 128-137<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: 0.9em;\">V. Falasca, <\/span><\/span><i><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: 0.9em; font-style: normal;\">Il culto di S. Antonino, martire di Apamea, in Saponara: annotazioni storiche sulla vita del santo e <\/span><span style=\"font-size: 14.4px;\">sull&#8217;importazione<\/span><span style=\"font-size: 0.9em; font-style: normal;\">&nbsp;del suo culto<\/span><\/span><\/i><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: 0.9em;\">, Villa d\u2019Agri 1994<\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 16px auto 0 auto;\">Sulla diffusione del suo culto a Monte Porzio Catone:<\/p>\n\n<ul style=\"margin: 0;\">\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">B. Grandi, <i>Cenni storici intorno alla terra di Monteporzio nell\u2019agro tuscolano, riproduzione anastatica di manoscritti antichi<\/i> (risalente al 1870 ca.; conservato in originale nell&#8217;archivio della Famiglia monteporziana degli Albertazzi; \u00e8 reperibile anche presso la Biblioteca di Monte Porzio C.)<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">C. Chierichini, <i>Compendio della vita di Sant\u2019 Antonino Martire, patrono di Monte Porzio Catone<\/i>, Edizioni Tipografia Italo-Orientale di San Nilo, Grottaferrata 1916<sup>2<\/sup>, Roma 1897<sup>1<\/sup><\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">M. Albertazzi, <i>La Chiesuola di S. Antonino Martire a Monte Porzio<\/i>, in \u201cCastelli Romani\u201d, 12 \u2013 Dicembre 1982, pagg. 184 e sgg.<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">P. Mascherucci, <i>Monte Porzio Catone: nella sua storia, nella sua natura, nella sua vita,<\/i> Ed. Associazione Tuscolana \u201cAmici di Frascati\u201d, Frascati 1987, pagg. 103-110<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">R. Vodret Adamo, <i>La vicenda storica di Monte Porzio Catone e la committenza artistica di una grande famiglia romana: i Borghese<\/i>, in Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali \u2013 Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\"><i>L&#8217;arte per i papi e per i principi nella campagna romana. Grande pittura del \u2018600 e del \u2018700,<\/i> Ed. Quasar, Roma 1991, vol. II, pagg. 149-183 (Il testo contiene una ricchissima bibliografia cui si rimanda)<\/li>\n\t<li style=\"font: normal 0.9em Arial; margin: 0 auto;\">C.A. Pallottino, C. Pizzi, L. Pozzi, <i>L&#8217;origine romana della Chiesa di S. Antonino di Apamea a Monte Porzio Catone<\/i>, in \u201cCastelli Romani\u201d, 36 \u2013 Dicembre 1996, pagg. 141-146.<\/li>\n<\/ul>\n<h6 style=\"text-align: right;\"><a href=\"#indice\">Torna all&#8217;indice<\/a><\/h6>\n\n<hr style=\"margin-bottom: 3.0em;\">\n\n<a name=\"laconilla\"><\/a>\n<h4 style=\"margin-bottom: 0; text-align: center;\"><strong>SANTA LACONILLA, VERGINE E MARTIRE<\/strong><\/h4>\n<h5 style=\"margin: 0 auto 24px auto; text-align: center;\"><strong>il cui corpo si custodisce in Duomo<\/strong><\/h5>\n<figure id=\"attachment_706\" aria-describedby=\"caption-attachment-706\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/laconilla01.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-706 size-medium\" title=\"Santa Laconilla\" src=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/laconilla01-300x179.png\" alt=\"Santa Laconilla\" width=\"300\" height=\"179\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-706\" class=\"wp-caption-text\">Il corpo di Santa Laconilla, venerata nella chiesa parrocchiale<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Non si hanno di lei che le scarne notizie desumibili dalle due iscrizioni marmoree poste sulle pareti laterali della cappella del Duomo che ne custodisce le spoglie mortali: dalla prima, rinvenuta e presa presso la sua sepoltura catacombale, il nome e l\u2019et\u00e0 (30 anni); dalla seconda che il 12 ottobre 1783 il Cardinale Enrico Duca di York, 115\u00b0 vescovo di Frascati, con rito solenne, ne traslava il corpo (donato dall&#8217;agostiniano monteporziano Giovan Domenico Segarelli, custode del Sacrario Papale) dalle catacombe di S. Lorenzo in Roma, ove era stato ritrovato, a questo Duomo, ponendo egli stesso l\u2019urna della Santa sotto l\u2019Altare.&nbsp; La sua memoria liturgica \u00e8 fissata al 12 ottobre.<\/p>\n\n<h6 style=\"text-align: right;\"><a href=\"#indice\">Torna all&#8217;indice<\/a><\/h6>\n\n<hr style=\"margin-bottom: 3.0em;\">\n\n<a name=\"giustina\"><\/a>\n<h4 style=\"margin-bottom: 0; text-align: center;\"><strong>SANTA GIUSTINA, VERGINE E MARTIRE<\/strong><\/h4>\n<h5 style=\"margin: 0 auto 24px auto; text-align: center;\"><strong>il cui corpo si custodisce in Duomo<\/strong><\/h5>\n<figure id=\"attachment_705\" aria-describedby=\"caption-attachment-705\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/giustina01.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-705 size-medium\" title=\"Santa Giustina\" src=\"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/images\/giustina01-300x193.png\" alt=\"Santa Giustina\" width=\"300\" height=\"193\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-705\" class=\"wp-caption-text\">Il corpo di Santa Giustina, venerata nella chiesa parrocchiale<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify; margin: 0;\">Non si hanno notizie certe su di lei. Secondo uno scritto agiografico del 1866, questa giovanissima romana si consacr\u00f2 a Dio sin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0. Ricevuto da un tiranno l\u2019ordine di sacrificare a Giove, rifiut\u00f2, fu torturata ed imprigionata. In carcere scacci\u00f2 orrende visioni infernali facendosi il Segno della Croce, segno della nostra Redenzione. Di nuovo ricevuto l\u2019ordine di tradire Cristo, di nuovo rifiut\u00f2 fermissimamente avviandosi cos\u00ec al martirio il 6 ottobre 306. Il Suo corpo fu tumulato prima nelle catacombe di S.Agnese in via Nomentana a Roma, poi in una chiesa. Per qualche tempo, prima della sua attuale collocazione nel Duomo parrocchiale, il corpo della Santa \u00e8 stato custodito nella cappella del palazzo della Famiglia Statuti a Monte Porzio e poi nell&#8217;Oratorio di S. Antonino. La memoria liturgica \u00e8 fissata al 6 ottobre.<\/p>\n\n<h6 style=\"text-align: right;\"><a href=\"#indice\">Torna all&#8217;indice<\/a><\/h6>\n&nbsp;\n\n\n<!-- pagina 378 -- tracelog -- 0 -- OK -- 381381 -->\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>INDICE San Gregorio Magno Sant&#8217;Antonino martire Santa Laconilla, vergine e martire Santa Giustina, vergine e martire SAN GREGORIO MAGNO Papa<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-378","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/378","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=378"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/378\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1245,"href":"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/378\/revisions\/1245"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/parrocchiasangregoriomagno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=378"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}